Differenze tra le versioni di "Vulparia"

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Si trova in particolare ai margini dei boschi, in luoghi erbosi. Sopporta substrati sia silicei che calcarei, ma predilige terreni basici o neutri. Per ciò che concerne la fitosociologia della pianta l' ''Aconitum vulparia'' si associa frequentemente con piante di ''Fagus sylvatica'', ciò ne determina la particolare diffusione nei boschi costituiti da questa pianta.
  
 
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Tutte le piante appartenenti al genere ''Aconitum'' sono notoriamente tossiche. Pare infatti che antichi popoli bellicosi (quali, ad esempio, Galli e Germani) la utilizzassero in particolare per avvelenare le punte delle frecce e preparare bocconi avvelenati. Lo stesso Plinio il Vecchio, famoso autore dell'antica Grecia lo definiva come "L'arsenico vegetale".
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Vengono inoltre considerati simbolo di furberia, falsa sicurezza, vendetta e amore colpevole.
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Anche l'origine mitologica della loro tossicità è alquanto interessante: secondo tali racconti infatti le loro caratteristiche proprietà devono essere rincondotte alla morte del Cerbero il quale, trafitto mortalmente da Ercole (era l'ultima delle sue dodici fatiche)
  
 
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Gli Aconiti, secondo la mitologia, derivano le loro proprietà tossiche da Cerbero il quale, trafitto mortalmente da Ercole, trasmise con il sangue sgorgato dalle ferite le proprie qualità venefiche alle erbe sulle quali esalò l’ultimo respiro: gli Aconiti.
 
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Gli Aconiti sono stati e sono ancora utilizzati a scopo terapeutico: tra gli alcaloidi presenti, l’aconitina è un potente veleno, letale anche a dosi ridottissime, ma ha effetti antidolorifici, sedativi e calmanti. I testi raccomandano di utilizzare preferibilmente le radici, che sono dieci volte più attive delle foglie, raccomandandone l’utilizzo dietro stretto controllo medico. Ulteriori difficoltà per l’utilizzo a scopo terapeutico derivano dal fatto che la concentrazione dei principi varia da pianta a pianta.
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I sintomi di avvelenamento da aconitina sono un forte calore alla gola, alla bocca, allo stomaco e al ventre, secchezza della lingua acui fanno presto seguito nausea, vomito, diarrea, debolezza muscolare, bradicardia, aritmie. Arresto cardiaco e morte.
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La terapia deve essere immediata per impedire l’assorbimento della tossina somministrando carbone attivato e devono essere messe in atto tutte le terapie specifiche per ripristinare l’attività cardiaca.
  
 
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Versione delle 13:57, 11 dic 2011

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Classificazione scientifica
Dominio: eucariota
Regno: Plantae
Divisione: Magnoliophyta
Classe: Magnoliopsida
Ordine: Ranunculaes
Famiglia: Ranunculaceae
Genere: Aconitum
Specie: lycoctonum
Sottospecie: vulparia
Nomenclatura binomiale
A. lycoctonum
L.
Sinonimi

Aconitum vulparia Rchb.

Nomi comuni

Aconito vulparia, Aconito strozzalupo, Erba della volpe


Aconitum vulparia (L.)

Come si presenta

L' Aconitum vulparia è in realtà una delle tantissime sottospecie (oltre 200) dell' Aconitum lycoctonum, in questa descrizione cercheremo di mettere in evidenza quelle che sono le caratteristiche peculiari di questa particolare sottospecie, anche perché essa è una delle uniche due spontanee in Italia. Essa è una graziosa pianta erbacea rizomatosa che può raggiungere anche 1 m di altezza.

Il fusto, costituito da una parte ipogea, rappresentata da un rizoma grande e fibroso, e da parte epigea eretta dalla quale si originano una modesta quantità di ramificazioni.

Le foglie esistono in due tipologie: quella cauline e quelle basali. Esse si differenziano sia dal punto di vista morfologico che dalla posizione che occupano sulla pianta. Le foglie basali, posizionate, per l'appunto, sulla base del fusto, sono picciolate, mentre quelle cauline sono sessili e di dimensioni via via più ridotte man mano che si risale lungo il fusto. Entrambe le due tipologie di foglie sono caratterizzate da una forma caratteristica e comune: la lamina ha una caratteristica forma che ricorda quella di una pentagono se non fosse che essa è profondamente divisa in segmenti obcuneati (cioè strettamente rombici)a loro volta incisi in più lobi fino ad assumere una forma a palmatosetta. Particolarmente appariscente è la nervatura centrale dal quale si dipartono i diversi lobi frastagliati.

I fiori si originano principalmente dalla parte distale del fusto. Essi sono organizzati in una spiga la quale può accogliere fino a 20 piccoli fiori bianco-verdastri. Ogni fiore si origina da un singolo peduncolo e il calice è chino verso il terreno. Ogni peduncolo fiorale può presentare delle foglie bratteali (cioè foglie modificate che accompagnano i fiori) di piccole dimensioni. Analizzioamo ora con più attenzione la morfologia del fiore: essi sono pentameri, sono cioè costituiti da 5 elementi, e zigomorfi (presentano cioè una simmetria bilaterale). Ogni elemento ha una forma che differisce dalle altre. Nel complesso i petali si dispongono in modo tale da creare un calice a forma di elmo allungato. Il fiori presenta all'interno dei petali modificati produttori di nettare, mentre gli stami sono numerosi e di colore scuro.

Il frutto è una capsula cilindrica.

Habitat

Si trova in particolare ai margini dei boschi, in luoghi erbosi. Sopporta substrati sia silicei che calcarei, ma predilige terreni basici o neutri. Per ciò che concerne la fitosociologia della pianta l' Aconitum vulparia si associa frequentemente con piante di Fagus sylvatica, ciò ne determina la particolare diffusione nei boschi costituiti da questa pianta.

Fioritura

Da giugno ad agosto.

Particolarità e curiosità

Avvertenza
Caduceo.png Le informazioni qui riportate non costituiscono nè provengono da prescrizione o da consiglio medico.

Tutte le piante appartenenti al genere Aconitum sono notoriamente tossiche. Pare infatti che antichi popoli bellicosi (quali, ad esempio, Galli e Germani) la utilizzassero in particolare per avvelenare le punte delle frecce e preparare bocconi avvelenati. Lo stesso Plinio il Vecchio, famoso autore dell'antica Grecia lo definiva come "L'arsenico vegetale". Vengono inoltre considerati simbolo di furberia, falsa sicurezza, vendetta e amore colpevole. Anche l'origine mitologica della loro tossicità è alquanto interessante: secondo tali racconti infatti le loro caratteristiche proprietà devono essere rincondotte alla morte del Cerbero il quale, trafitto mortalmente da Ercole (era l'ultima delle sue dodici fatiche)

Gli Aconiti, secondo la mitologia, derivano le loro proprietà tossiche da Cerbero il quale, trafitto mortalmente da Ercole, trasmise con il sangue sgorgato dalle ferite le proprie qualità venefiche alle erbe sulle quali esalò l’ultimo respiro: gli Aconiti. Gli Aconiti sono stati e sono ancora utilizzati a scopo terapeutico: tra gli alcaloidi presenti, l’aconitina è un potente veleno, letale anche a dosi ridottissime, ma ha effetti antidolorifici, sedativi e calmanti. I testi raccomandano di utilizzare preferibilmente le radici, che sono dieci volte più attive delle foglie, raccomandandone l’utilizzo dietro stretto controllo medico. Ulteriori difficoltà per l’utilizzo a scopo terapeutico derivano dal fatto che la concentrazione dei principi varia da pianta a pianta. I sintomi di avvelenamento da aconitina sono un forte calore alla gola, alla bocca, allo stomaco e al ventre, secchezza della lingua acui fanno presto seguito nausea, vomito, diarrea, debolezza muscolare, bradicardia, aritmie. Arresto cardiaco e morte. La terapia deve essere immediata per impedire l’assorbimento della tossina somministrando carbone attivato e devono essere messe in atto tutte le terapie specifiche per ripristinare l’attività cardiaca.

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