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La pianta è velenosa: le foglie contengono numerosi principi attivi, tra cui alcuni glucosidi come  la digitossina, la gitossina e la gitalina, dalle proprietà [[biofarmacologia #C|cardiocinetiche]], [[biofarmacologia #C|cardiotoniche]] e [[biofarmacologia #D|diuretiche]], note fin dall'antichità. Questa pianta viene tuttora ampiamente utilizzata in campo medico, dopo opportune manipolazioni farmacologiche, per la sintesi di medicinali adibiti alla cura delle malattie cardiache; il suo utilizzo è preferibile alle altre piante dello stesso genere poiché non presenta fenomeni di accumulo nel'organismo. Nonostante questo tutti i principi attivi vengono utilizzati in piccole dosi, a dosi elevate sono, infatti, estremamente tossici e mortali (è pertanto consigliabile non portare mai i fiori alla bocca.
 
La pianta è velenosa: le foglie contengono numerosi principi attivi, tra cui alcuni glucosidi come  la digitossina, la gitossina e la gitalina, dalle proprietà [[biofarmacologia #C|cardiocinetiche]], [[biofarmacologia #C|cardiotoniche]] e [[biofarmacologia #D|diuretiche]], note fin dall'antichità. Questa pianta viene tuttora ampiamente utilizzata in campo medico, dopo opportune manipolazioni farmacologiche, per la sintesi di medicinali adibiti alla cura delle malattie cardiache; il suo utilizzo è preferibile alle altre piante dello stesso genere poiché non presenta fenomeni di accumulo nel'organismo. Nonostante questo tutti i principi attivi vengono utilizzati in piccole dosi, a dosi elevate sono, infatti, estremamente tossici e mortali (è pertanto consigliabile non portare mai i fiori alla bocca.
 
Il primo a determinarne le applicazioni medicinali (comuni a tutto il genere) fu ''Wiliam Withering'', nel 1785, che le annotò nel suo saggio "'' "An account of the foxglove and some of its medical uses; with practical remarks on the dropsy, and some other diseases'' ("Una considerazione sulla Digitale e alcuni suoi utilizzi in medicina; con particolare attenzione alla idropsia, ed altre malattie"). Fu infatti il primo ad apprendere che l foglie di Digitale avevano anche la particolare proprietà di alleviare l'idropsia (ossia gli edemi).
 
Il primo a determinarne le applicazioni medicinali (comuni a tutto il genere) fu ''Wiliam Withering'', nel 1785, che le annotò nel suo saggio "'' "An account of the foxglove and some of its medical uses; with practical remarks on the dropsy, and some other diseases'' ("Una considerazione sulla Digitale e alcuni suoi utilizzi in medicina; con particolare attenzione alla idropsia, ed altre malattie"). Fu infatti il primo ad apprendere che l foglie di Digitale avevano anche la particolare proprietà di alleviare l'idropsia (ossia gli edemi).
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La cosa curiosa è che tuttora non sono stati scoperti principi attivi in grado di sostituire i suoi principi attivi, tuttora utilizzati.
  
 
Nella celebre opera di Vincent van Gogh il Ritratto del dottor Gachet il malinconico medico rappresentato ha sul tavolo, accanto a sé, una pianta di ''Digitalis'', che all'epoca veniva utilizzata come rimedio fitoterapico per la cura di molte malattie.
 
Nella celebre opera di Vincent van Gogh il Ritratto del dottor Gachet il malinconico medico rappresentato ha sul tavolo, accanto a sé, una pianta di ''Digitalis'', che all'epoca veniva utilizzata come rimedio fitoterapico per la cura di molte malattie.

Versione delle 10:35, 4 nov 2012

Digitalis grandiflora
Digitalis grandiflora.jpg
Classificazione scientifica
Dominio: eucariota
Regno: Plantae
Divisione: Magnoliophyta
Classe: Liliopsida
Ordine: Scrophulariales
Famiglia: Scrophulariaceae
Genere: Digitalis
Specie: grandiflora
Nomenclatura binomiale
Digitalis grandiflora
Mill.


Digitalis grandiflora (Mill.)

Come si presenta

La Digitalis grandiflora è un'appariscente pianta erbacea e perenne, che può raggiungere anche i 90 cm di altezza.

Il fusto di questa pianta è costituito da una parte ipogea e da una epigea. La parte ipogea, collocata ovviamente nel suolo, è rappresentata dal rizoma. Esso si estende prevalentemente verso il basso ed è costituita da numerose ramificazioni (di cui una, più voluminosa rispetto alle altre, è posta centralmente). Il fusto epigeo, leggermente più spesso alla base, è eretto, semplice (ossia non ramificato) e leggermente pubescente (ovvero cosparso da una fine "peluria").

Le foglie inferiori (ovvero basali) sono quasi sessili, allungate e di forma lanceolate, più grandi rispetto a quelle cauline, che si presentano di forma analoga ma differiscono dalle prime per essere totalmente sessili. In generale, in ogni pianta, esse diminuiscono di dimensione man mano che ci si avvicina alla sommità del fusto.

I numerosi fiori di colore giallo pallido si trovano principalmente nella parte più alta del fusto e, quando la pianta fiorisce, si aprono progressivamente a partire dal basso per poi raggiungere la sommità. Una curiosa particolarità è che tutti “guardano” sempre nella stessa direzione, ovvero sono leggermente inclinati verso il suolo, pur essendo ad esso quasi paralleli. Ogni fiore è costituito da un calice composto, all'incirca, da cinque sepali ben distinti; anche il perianzio può essere suddiviso i cinque parti distinte da evidenti incisure. All'interno la corolla, in particolare la parte inferiore, è fittamente rivestita da ciuffi di peli radi e macchie brunastre. I piccoli fiori non ancora sbocciati presentano le lacinie ripiegate verso l'interno del calice floreale. All'interno, essendo ermafrodito, presenta quattro stami (organi riproduttivi maschili), di cui due lunghi e due corti, ed un unico stigma (organo riproduttivo femminile), bilobo, posto superiormente agli stami.

I frutti sono lunghe capsule che presentano all'interno piccolissimi semi rotondeggianti.

Habitat

Si trova nei boschi cedui e nelle radure delle regioni montane e submontane alpine. Non presenta particolari esigenze pedologiche poiché cresce sia su suoli calcarei che silicei.


Fioritura

La D. grandiflora fiorisce da Giugno a Settembre.


Particolarità e curiosità

Avvertenza
Caduceo.png Le informazioni qui riportate non costituiscono nè provengono da prescrizione o da consiglio medico.

Il termine latino Digitalis significa “dito”, con evidente riferimento alla caratteristica forma del fiore; l'appellativo grandiflora sta invece ad indicare la grandezza dei fiori paragonati a quelli della D. lutea.

La pianta è velenosa: le foglie contengono numerosi principi attivi, tra cui alcuni glucosidi come la digitossina, la gitossina e la gitalina, dalle proprietà cardiocinetiche, cardiotoniche e diuretiche, note fin dall'antichità. Questa pianta viene tuttora ampiamente utilizzata in campo medico, dopo opportune manipolazioni farmacologiche, per la sintesi di medicinali adibiti alla cura delle malattie cardiache; il suo utilizzo è preferibile alle altre piante dello stesso genere poiché non presenta fenomeni di accumulo nel'organismo. Nonostante questo tutti i principi attivi vengono utilizzati in piccole dosi, a dosi elevate sono, infatti, estremamente tossici e mortali (è pertanto consigliabile non portare mai i fiori alla bocca. Il primo a determinarne le applicazioni medicinali (comuni a tutto il genere) fu Wiliam Withering, nel 1785, che le annotò nel suo saggio " "An account of the foxglove and some of its medical uses; with practical remarks on the dropsy, and some other diseases ("Una considerazione sulla Digitale e alcuni suoi utilizzi in medicina; con particolare attenzione alla idropsia, ed altre malattie"). Fu infatti il primo ad apprendere che l foglie di Digitale avevano anche la particolare proprietà di alleviare l'idropsia (ossia gli edemi). La cosa curiosa è che tuttora non sono stati scoperti principi attivi in grado di sostituire i suoi principi attivi, tuttora utilizzati.

Nella celebre opera di Vincent van Gogh il Ritratto del dottor Gachet il malinconico medico rappresentato ha sul tavolo, accanto a sé, una pianta di Digitalis, che all'epoca veniva utilizzata come rimedio fitoterapico per la cura di molte malattie.

Si ipotizza che la presenza di macchie sulla superficie inferiore del tubo corollino abbia una funzione di richiamo per gli insetti impollinatori (principalmente calabroni) per i quali il polline di un fiore costituisce una fonte di nutrimento per settimane. La presenza di peli, invece, sembra impedire agli insetti troppo piccoli, e inutili alla impollinazione del fiore, di penetrare all'interno e danneggiarlo, mentre gli stessi fungono da mezzo di supporto meccanico per facilitare l'appiglio agli insetti più grandi e utili.

È specie protetta in tutta la Provincia con divieto assoluto di raccolta.

Immagini

Link

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