Differenze tra le versioni di "Giardino"

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Si è ritenuto di fondamentale importanza orientare lo sviluppo del Giardino montano al Campo dei Fiori non verso collezioni ricche ma caotiche (una delle caratteristiche che abitualmente vantano i curatori dei giardini botanici è infatti il numero di specie accantonate), quanto, piuttosto, verso una raccolta specializzata degli elementi endemici, o significativi per altri aspetti, delle Prealpi calcaree meridionali prospicienti la Padania, comprese fra il Verbano e il Baldo, che trovano qui, se opportunamente gestiti, gli habitat idonei per il loro sviluppo.
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Si è ritenuto di fondamentale importanza orientare lo sviluppo del Giardino montano al Campo dei Fiori non verso collezioni ricche ma caotiche (una delle caratteristiche che abitualmente vantano i curatori dei giardini botanici è infatti il numero di specie accantonate), quanto, piuttosto, verso una raccolta specializzata degli elementi endemici, o significativi per altri aspetti, delle Prealpi calcaree meridionali, comprese fra il Verbano e il Baldo, che trovano qui, se opportunamente gestiti, gli habitat idonei per il loro sviluppo.
 
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Versione delle 11:44, 4 nov 2012


Giardino Montano per la Biodiversità

Ruggero Tomaselli



Il Giardino si sviluppa alla sommità del Parco regionale Campo dei Fiori. È dedicato al grande botanico Ruggero Tomaselli, studioso di merito internazionale, sostenitore di questa iniziativa fin dagli inizi.

Cippo di ingresso al Giardino

La signora Giuseppina Tomaselli, dopo la scomparsa del professore, ha donato tutte le pubblicazioni del marito all'Università di Pavia e alla Cittadella di Campo dei Fiori.


Come le altre istituzioni della Cittadella, il Giardino fu ideato già nel 1956 dal Gruppo naturalistico, strenuo propositore della legge regionale sui parchi e sulle riserve naturali. Il macigno porfirico ricorda al visitatore i pionieri della montagna Leopoldo e Maria Zambeletti, genitori della signora Sofia che donò i luoghi. La qualità di "riserva integrale speciale" è un riferimento storico, infatti il giardino sorse quando la Regione Lombardia non aveva ancora legiferato. Poiché la costruzione delle opere territoriali e la conduzione del Giardino si basano su attività di volontriato, fu possibile iniziarne l'opera solo nel 1981, grazie a un finanziamento della Direzione generale Economia montana e Foreste, con la collaborazione del benemerito Corpo forestale dello Stato, e soprattutto grazie al prezioso lavoro manuale dei soci.
Le finalità educative, didattiche e divulgative che l'istituzione si pone, in sintonia con gli scopi originali della Cittadella, trovano ampio riscontro nella frequentazione del Giardino, che in media vede l'afflusso di 22.000 visitatori all'anno, in gran parte scolaresche e comitive che, su appuntamento, ne compiono la visita, della durata di due-tre ore.
Il Giardino è suddiviso in settori per ognuno dei quali il Centro studi botanici ha predisposto un'apposita guida botanica. Quindi, per favorire l'apprendimento attivo, l'area non è stata diffusamente "cartellinata": lo studioso, l'allievo, il laureando devono scoprire e classificare le piante seguendo le indicazioni contenute nei manuali. Il primo obiettivo del Giardino è infatti quello dell'educazione alla conoscenza, al rispetto della Natura e dei delicati equilibri della biodiversità vegetale e animale.
Accanto al ruolo didattico, e di pari importanza, il Giardino "Tomaselli" svolge una specifica attività scientifica protezionistica che consiste nella tutela integrale degli endemismi locali e nella prevenzione dalla diffusione di specie ruderali o infestanti. La posizione isolata del Massiccio di Campo dei Fiori, anche se di elevazione modesta, e la natura carbonatica delle rocce fanno del suo crinale una stazione di indubbio interesse per un campionario di specie endemiche delle scogliere insubriche.

Si è ritenuto di fondamentale importanza orientare lo sviluppo del Giardino montano al Campo dei Fiori non verso collezioni ricche ma caotiche (una delle caratteristiche che abitualmente vantano i curatori dei giardini botanici è infatti il numero di specie accantonate), quanto, piuttosto, verso una raccolta specializzata degli elementi endemici, o significativi per altri aspetti, delle Prealpi calcaree meridionali, comprese fra il Verbano e il Baldo, che trovano qui, se opportunamente gestiti, gli habitat idonei per il loro sviluppo.